Motivazione e scelta scolastica

Come si fa a scegliere bene la scuola superiore e, dopo, il percorso universitario? E’ giusto dare suggerimenti ai ragazzi? Quali sono i fattori che influenzano concretamente la scelta finale? Per rispondere a queste domande è necessario ricordare cosa sia realmente la motivazione: l’insieme di interessi, valori, attitudini, aspettative, caratteristiche personali e, soprattutto, emozioni, che determinano l’inizio, la direzione e la persistenza di un comportamento. Non è possibile compiere scelte adeguate alla propria persona se non si comprende a fondo la natura di ciascuna delle componenti della motivazione. Se ad esempio prevale uno stato emotivo ansioso è molto difficile che il ragazzo possa compiere una scelta scolastica efficace, poiché la sua motivazione è orientata a tenere sotto controllo l’ansia prodotta dalla situazione che lo preoccupa e che diviene il suo oggetto di interesse primario. Per contro, se il ragazzo ha una passione , anche piccola o apparentemente non significativa agli occhi del genitore, essa può fornire numerose informazioni sulle sue attitudini, i suoi desideri e obiettivi. Pertanto, osservare i propri figli e ascoltarne emozioni e desideri può essere un modo per sostenerli nel loro percorso di scelta.

Ascoltare i figli adolescenti

Mio figlio/a non mi ascolta, mi manda via, o sta sempre al cellulare. Non so cosa pensa, non risponde alle mie domande o risponde male. Cosa gli/le passerà per la testa? il comportamento di un adolescente è spesso incomprensibile per noi adulti e i suoi pensieri inaccessibili. Come fare per stabilire un contatto? Più che parlare, può essere d’aiuto cercare di ascoltare. Bussare e aspettare prima di entrare nella loro stanza è già un modo per ascoltare il loro bisogno di indipendenza e di confini. Se abbiamo il permesso, possiamo avvicinarci piano, non troppo. Si può provare a chiedere ‘come va?’. Si può provare a restare lì anche se ha risposto male, senza dire niente. A volte, i ragazzi ci mettono alla prova per capire se piacciono lo stesso a noi genitori anche se non si comportano come vorremmo noi. Mentre hanno bisogno di indipendenza, ci chiedono anche di continuare ad essere accolti e amati, di appartenere alla famiglia. Non è facile decifrare questo messaggio e forse non è tanto necessario capire quanto offrire uno spazio silenzioso in cui si può, soprattutto, ascoltare.

La Prevenzione del Suicidio in Adolescenza

 

 

 

 

Un tema delicato su cui è necessario rompere il silenzio per parlarne in ottica preventiva. Famiglia, scuola e l’intera comunità possono affidarsi alla psicologia e agli specialisti che si occupano del funzionamento mentale per comprendere il fenomeno e proteggere i propri figli dal rischio suicidario. Una prevenzione efficace coinvolge tutti i sistemi di appartenenza dell’adolescente, durante questo seminario gratuito proporremo riflessioni e strategie preventive.

La scelta della scuola superiore

La scelta della Scuola Superiore costituisce un processo di primaria importanza in adolescenza. Per sostenere i figli in questa fase così delicata è necessario sapere di cosa si compone la motivazione scolastica e come questa incida profondamente sulla scelta, oltre ad avere informazioni chiare su quali siano gli indirizzi di studio superiore offerti dal territorio. Durante l’incontro presenterò il contributo della ricerca scientifica sulla motivazione, risponderò alle vostre domande sulle strategie migliori per accompagnare i ragazzi alla scelta e fornirò informazioni dettagliate sugli indirizzi. L’evento è gratuito e i posti sono limitati, è necessario iscriversi con una mail indicando nome cognome e numero di cellulare a info@alessandraspera.it oppure sms/whatsapp al 334 3165307 entro giovedi 9 novembre 2017.

 

Cos’è la mente sistemica

Avete mai provato a smettere improvvisamente di fare qualcosa che tutti davano per scontato fosse compito vostro? cosa accade intorno a voi? gli altri approvano, protestano o vi sostituiscono? Come si modificano le vostre relazioni? Appartenete ad un sistema (familiare, di lavoro, scolastico, sportivo, di comunità) rigido o flessibile?

Avere una mente sistemica significa essere consapevoli in ogni momento dell’influenza che il nostro comportamento ha sulle persone che fanno parte della nostra vita e viceversa degli effetti del comportamento degli altri su di noi. Tutti noi apparteniamo a più sistemi: famiglia, scuola, lavoro, sport; da essi siamo influenzati e su di essi esercitiamo la nostra influenza.

un sistema non è semplicemente un gruppo di persone: è un insieme di relazioni. All’interno di queste relazioni si disegnano le traiettorie di vita delle persone.

La nascita di un bambino trasforma la coppia in famiglia, modifica le relazioni fra i due partner; coloro che prima erano genitori salgono di una generazione e diventano nonni; le abitudini della coppia si modificano e capita che uno dei due partner si distanzi dall’altro e stringa un legame più assiduo con un genitore, o al contrario la coppia può concentrarsi sul figlio e aumentare la distanza con nonni precedentemente in posizione centrale. Un cambiamento di ruolo nell’ambiente di lavoro può incentivare la motivazione di un collaboratore prima poco attivo; talvolta il passaggio da collaboratore a leader di un gruppo può essere al contrario un fattore di forte stress che fa precipitare la produttività. A scuola, un sistema di adulti che esercita un controllo attivo depotenzia il bullismo che invece dilaga se il sistema dei ragazzi è lasciato solo a difendersi. In una squadra sportiva obiettivi e ruoli chiaramente assegnati e condivisi possono condurre al successo, ma è sufficiente che essi non siano adeguati anche ad un solo giocatore per mettere in difficoltà l’intero team. Così, la felicità e la sofferenza mentale non sono prodotti esclusivamente individuali ma sono a pieno titolo relazionali: la medesima persona in sistemi diversi può provare emozioni e mettere in atto comportamenti molto diversi fra loro. Per questi motivi se si vuole aiutare un individuo – soprattutto bambino o adolescente – ad uscire da uno stato di sofferenza è necessario agire sulle relazioni primarie in cui è immerso e aiutare innanzitutto il gruppo a cui appartiene. Su questi principi si fonda la psicoterapia sistemica familiare e relazionale.

la lettera motivazionale efficace

Cos’è una lettera motivazionale? possiamo definirla come un messaggio che accompagna il curriculum e che comunica al destinatario le ragioni per cui si desidera diventare suoi collaboratori.

La mia prima lettera motivazionale l’ho scritta negli anni ’90: allegata (fisicamente) al curriculum scritto con la macchina da scrivere e spedito per posta (vera); funzionò, venni chiamata e poi assunta da un’Azienda che produceva arredamenti come responsabile di show room e progettista multitasking. Negli anni ’90 le lettere motivazionali si scrivevano a mano. I selezionatori avrebbero potuto reperire informazioni sul candidato osservando la calligrafia, gli spazi, la forma, la cura usate nello scrivere.

Altri tempi? sì. Difficile oggi scrivere una lettera motivazionale che funzioni? no. Vediamo come.

  1. cura l’intestazione: inserire i propri dati e recapiti completi, nome ed indirizzo completi dell’Azienda destinataria (non li sai? cercali sul web!), luogo, data, oggetto e nome cognome titolo della persona alla cui cortese attenzione si sta scrivendo. Non sai a chi scrivere? di nuovo, fai ricerche sull’oggetto dei tuoi desideri, puoi persino telefonare e chiedere, se serve.
  2. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/1: a quale posizione aspiri? dipendente, free lance, tirocinante? questa fase richiede una riflessione approfondita: se non hai propensione al rischio e hai bisogno di uno stipendio fisso, opta per la prima o terza posizione.
  3. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/2: cosa vuoi andarci a fare in quell’Azienda? c’è una posizione aperta per cui ti proponi o la tua è una candidatura spontanea? in entrambi i casi sii chiaro e specifica cosa ti piacerebbe fare, affiancando la disponibilità per una seconda mansione ma non per ‘qualsiasi cosa’. Appariresti incerto e poco chiaro.
  4. proponi: cosa puoi offrire tu, proprio tu – con le tue competenze anziché con i tuoi titoli – a quell’Azienda? qual è il tuo valore aggiunto?
  5. informati e fai vedere che sai a chi stai scrivendo: questa è la chiave del successo della tua lettera. Le persone – e quindi le Aziende – amano essere scelte ed essere ‘conosciute’. Prendi informazioni su di essa, visita il sito, cerca di comprenderne la struttura, il funzionamento, la vision, la mission. Una semplice frase come “ho visto che vi occupate di…che i vostri prodotti sono… sono interessato alla vostra modalità di produzione…conosco il vostro catalogo…” mostra al destinatario che il tuo interesse è reale e che potresti davvero essergli utile.
  6. adatta il linguaggio: se stai scrivendo ad un prestigioso Ateneo o studio legale dovrai usare un linguaggio formale; più libero invece se ti candidi presso uno studio di grafica creativa. Qualsiasi sia il destinatario, cura la lingua italiana e non offendere la grammatica e la sintassi.
  7. ti stai chiedendo quale sia il linguaggio informale? questo articolo ne è un esempio 🙂

…ora puoi buttare giù due righe. Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento; se non ti è piaciuto, un suggerimento. Buon lavoro!

Svogliatezza o…demotivazione?

“sei svogliato!” è una frase molto ricorrente nella nostra cultura. Viene rivolta a bambini, ragazzi e adulti, a scuola e nell’ambiente di lavoro. Di solito, l’effetto che si ottiene è nullo: la persona continua a svolgere poche attività o può ridurle ulteriormente fino ad azzerarle. La mancanza di attività richiede invece molta attenzione e può essere spia di scarsa autostima, mancanza di obiettivi o presenza di obiettivi irraggiungibili; può esprimersi con basso tono dell’umore o al contrario con agitazione e comportamenti caotici. In questi casi, è essenziale sospendere immediatamente il giudizio: la svogliatezza è in realtà forte mancanza di motivazione. Il recupero della motivazione può avvenire solo se la persona è messa in condizione di riflettere su sé stessa e di comunicare quali siano i propri scopi e le proprie emozioni senza il timore di essere giudicata.

La psicoterapia con le famiglie ricostituite

 

 

 

Come aiutare un figlio di genitori separati che presenta difficoltà scolastiche, agitazione, ansia o difficoltà alimentari? Il lavoro più veloce ed economico è quello effettuato convocando in seduta il figlio ed eventuali fratelli insieme ai genitori. La famiglia separata ha a disposizione risorse che talvolta si pensa siano andate perdute con la fine del matrimonio o della convivenza; in terapia è possibile farle emergere e potenziarle. Ulteriore fonte di risorse sono i fratelli nati da nuove unioni degli ex-partner e grande aiuto può scaturire dalle sedute congiunte alla presenza dei nuovi partner dei genitori. L’incontro familiare, prima per sottogruppi e poi congiunto consente di mettere in comunicazione tutti i membri della famiglia allargata e di trovare insieme strategie nuove per aiutare il figlio.

Il bambino interiore in terapia familiare

 

Prendersi cura del bambino che ciascun genitore è stato è l’unico modo che conosco per aiutare i bambini e gli adolescenti che le famiglie portano in terapia. E’ importante dare voce a quel bambino nascosto, a volte dimenticato, che chiede dopo decenni di essere visto. I figli traggono grande beneficio dall’ascolto dei bisogni, delle paure e delle gioie dei piccoli che i loro genitori sono stati; i genitori possono dare spazio a emozioni e pensieri che ritenevano di dover nascondere e che per questo si trasformano in rabbia, silenzi, incomprensioni. Realisticamente, sono proprio i figli ad accorgersi per primi che quei bimbi di tanti anni fa chiedono udienza e con i loro ‘sintomi’ portano la famiglia in terapia in modo che vengano finalmente ascoltati.

La terapia familiare può aiutare gli adulti?

 

 

Alessandra Spera studio psicoterapia

 

La risposta è sì. Il lavoro sulle relazioni familiari è un elemento cardine per il raggiungimento del benessere personale e lo è ancora di più per uscire da situazioni di faticoso malessere. Ansia, depressione, insonnia, ipocondria trovano terreno fertile in contesti familiari in cui la comunicazione è interrotta o paradossale: squalifica, conflitti, eccesso di richieste, aspettative troppo alte ma anche silenzi, solitudini, esclusioni possono condurre le persone a sviluppare sintomi. I sintomi sono mezzi di comunicazione e la terapia familiare si occupa di dare voce ad essi e comprenderne il significato all’interno del contesto familiare, sia alla presenza dei familiari in seduta sia nella psicoterapia relazionale individuale. Così, singole persone che desiderano lavorare su di sé, fratelli adulti, membri di aziende a conduzione familiare possono recuperare serenità superando i blocchi comunicativi e ristabilendo relazioni efficaci.

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