la lettera motivazionale efficace

Cos’è una lettera motivazionale? possiamo definirla come un messaggio che accompagna il curriculum e che comunica al destinatario le ragioni per cui si desidera diventare suoi collaboratori.

La mia prima lettera motivazionale l’ho scritta negli anni ’90: allegata (fisicamente) al curriculum scritto con la macchina da scrivere e spedito per posta (vera); funzionò, venni chiamata e poi assunta da un’Azienda che produceva arredamenti come responsabile di show room e progettista multitasking. Negli anni ’90 le lettere motivazionali si scrivevano a mano. I selezionatori avrebbero potuto reperire informazioni sul candidato osservando la calligrafia, gli spazi, la forma, la cura usate nello scrivere.

Altri tempi? sì. Difficile oggi scrivere una lettera motivazionale che funzioni? no. Vediamo come.

  1. cura l’intestazione: inserire i propri dati e recapiti completi, nome ed indirizzo completi dell’Azienda destinataria (non li sai? cercali sul web!), luogo, data, oggetto e nome cognome titolo della persona alla cui cortese attenzione si sta scrivendo. Non sai a chi scrivere? di nuovo, fai ricerche sull’oggetto dei tuoi desideri, puoi persino telefonare e chiedere, se serve.
  2. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/1: a quale posizione aspiri? dipendente, free lance, tirocinante? questa fase richiede una riflessione approfondita: se non hai propensione al rischio e hai bisogno di uno stipendio fisso, opta per la prima o terza posizione.
  3. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/2: cosa vuoi andarci a fare in quell’Azienda? c’è una posizione aperta per cui ti proponi o la tua è una candidatura spontanea? in entrambi i casi sii chiaro e specifica cosa ti piacerebbe fare, affiancando la disponibilità per una seconda mansione ma non per ‘qualsiasi cosa’. Appariresti incerto e poco chiaro.
  4. proponi: cosa puoi offrire tu, proprio tu – con le tue competenze anziché con i tuoi titoli – a quell’Azienda? qual è il tuo valore aggiunto?
  5. informati e fai vedere che sai a chi stai scrivendo: questa è la chiave del successo della tua lettera. Le persone – e quindi le Aziende – amano essere scelte ed essere ‘conosciute’. Prendi informazioni su di essa, visita il sito, cerca di comprenderne la struttura, il funzionamento, la vision, la mission. Una semplice frase come “ho visto che vi occupate di…che i vostri prodotti sono… sono interessato alla vostra modalità di produzione…conosco il vostro catalogo…” mostra al destinatario che il tuo interesse è reale e che potresti davvero essergli utile.
  6. adatta il linguaggio: se stai scrivendo ad un prestigioso Ateneo o studio legale dovrai usare un linguaggio formale; più libero invece se ti candidi presso uno studio di grafica creativa. Qualsiasi sia il destinatario, cura la lingua italiana e non offendere la grammatica e la sintassi.
  7. ti stai chiedendo quale sia il linguaggio informale? questo articolo ne è un esempio 🙂

…ora puoi buttare giù due righe. Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento; se non ti è piaciuto, un suggerimento. Buon lavoro!

Life coaching 2/la persona al centro

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Life coaching 2/la persona al centro

persona al centro

 

I livelli del coaching come passi verso sé stessi: dall’allenamento al compito alla ricostruzione dell”identità professionale e personale.

Nel primo appuntamento del 2013 è stata fornita una breve definizione del termine “coaching” come percorso che accompagna la persona in direzione del cambiamento, attraverso i vari step da percorrere per il raggiungimento di un obiettivo, laddove la guida (coach) assume la funzione di vero e proprio “allenatore”. E’ comune associare questi termini mutuati dallo sport ad un altro contesto fortemente legato alla prestazione quale è quello lavorativo: anche nella realtà italiana – come è noto poco ricettiva al nuovo – il coaching aziendale raggiunge ormai un numero crescente di individui, almeno nelle strutture di maggiori dimensioni. Ma cosa può offrire il coaching alla persona nel suo complesso, immersa nel suo particolarissimo mondo privato? Può l’obiettivo riguardare temi e/o problemi che riguardano la sfera non necessariamente professionale? Può il focus incentrarsi su affetti, pensieri, comportamenti riguardanti l’amicizia, l’amore, la famiglia o offrire supporto in altri contesti come la scuola, (di nuovo legata alla prestazione)? La risposta è affermativa: il coaching può offrire il suo contributo ad ambiti diversi come quello educativo e, sì, alla vita privata; da qui in avanti, chiameremo l’operatore “life coach”; vediamo come. Dilts (2004) ha definito sei livelli di cambiamento in base al focus di intervento; il cambiamento può infatti essere necessario a livello dell’ambiente, del comportamento, delle capacità, dei valori, dell’identità o, al grado più elevato, della spiritualità.

A livello dell’ambiente, il life coach stimola nel coachee (l’utente) la capacità di cogliere le opportunità che il contesto di vita offre, rispondendo alle domande “dove?” “quando?” potersi attivare per il raggiungimento dell’obiettivo.

A livello del comportamento, il life coach lavora sulle azioni concrete da mettere in atto (il “cosa”).

Le capacità riguardano il “come” passare all’azione, in riferimento alle modalità e alle strategie utilizzabili dal coachee.

I valori informano sulla motivazione, sulla spinta che accompagna al cambiamento, rispondendo ai quesiti sul “perchè” delle azioni.

Il lavoro sull’identità riguarda la percezione che il coachee ha di sé stesso (la domanda è relativa al “chi?”): a questo livello, entrano in gioco i significati che l’individuo ha costruito nel corso della sua storia personale – il life coaching diviene di matrice psicologica, come l’ultimo livello, quello inerente la spiritualità, che si riconnette ai valori in una dimensione più profonda (e approfondita).

La persona che si rivolge al life coach può così usufruire di un intervento che la accompagna e guida al livello desiderato, favorendone l’autonomia e valorizzandone, come più volte sottolineato, risorse e potenzialità: posto al centro del suo progetto di vita, il coachee si “allena” a trovare sé stesso. (Articolo scritto per www.infinitytraining.it)

BIBLIOGRAFIA

Dilts, R. (2004). Il manuale del coach. Urgnano (BG): Alessio Roberti Editore.