Ascoltare i figli adolescenti

Mio figlio/a non mi ascolta, mi manda via, o sta sempre al cellulare. Non so cosa pensa, non risponde alle mie domande o risponde male. Cosa gli/le passerà per la testa? il comportamento di un adolescente è spesso incomprensibile per noi adulti e i suoi pensieri inaccessibili. Come fare per stabilire un contatto? Più che parlare, può essere d’aiuto cercare di ascoltare. Bussare e aspettare prima di entrare nella loro stanza è già un modo per ascoltare il loro bisogno di indipendenza e di confini. Se abbiamo il permesso, possiamo avvicinarci piano, non troppo. Si può provare a chiedere ‘come va?’. Si può provare a restare lì anche se ha risposto male, senza dire niente. A volte, i ragazzi ci mettono alla prova per capire se piacciono lo stesso a noi genitori anche se non si comportano come vorremmo noi. Mentre hanno bisogno di indipendenza, ci chiedono anche di continuare ad essere accolti e amati, di appartenere alla famiglia. Non è facile decifrare questo messaggio e forse non è tanto necessario capire quanto offrire uno spazio silenzioso in cui si può, soprattutto, ascoltare.

La Prevenzione del Suicidio in Adolescenza

 

 

 

 

Un tema delicato su cui è necessario rompere il silenzio per parlarne in ottica preventiva. Famiglia, scuola e l’intera comunità possono affidarsi alla psicologia e agli specialisti che si occupano del funzionamento mentale per comprendere il fenomeno e proteggere i propri figli dal rischio suicidario. Una prevenzione efficace coinvolge tutti i sistemi di appartenenza dell’adolescente, durante questo seminario gratuito proporremo riflessioni e strategie preventive.

La psicoterapia con le famiglie ricostituite

 

 

 

Come aiutare un figlio di genitori separati che presenta difficoltà scolastiche, agitazione, ansia o difficoltà alimentari? Il lavoro più veloce ed economico è quello effettuato convocando in seduta il figlio ed eventuali fratelli insieme ai genitori. La famiglia separata ha a disposizione risorse che talvolta si pensa siano andate perdute con la fine del matrimonio o della convivenza; in terapia è possibile farle emergere e potenziarle. Ulteriore fonte di risorse sono i fratelli nati da nuove unioni degli ex-partner e grande aiuto può scaturire dalle sedute congiunte alla presenza dei nuovi partner dei genitori. L’incontro familiare, prima per sottogruppi e poi congiunto consente di mettere in comunicazione tutti i membri della famiglia allargata e di trovare insieme strategie nuove per aiutare il figlio.

Il bambino interiore in terapia familiare

 

Prendersi cura del bambino che ciascun genitore è stato è l’unico modo che conosco per aiutare i bambini e gli adolescenti che le famiglie portano in terapia. E’ importante dare voce a quel bambino nascosto, a volte dimenticato, che chiede dopo decenni di essere visto. I figli traggono grande beneficio dall’ascolto dei bisogni, delle paure e delle gioie dei piccoli che i loro genitori sono stati; i genitori possono dare spazio a emozioni e pensieri che ritenevano di dover nascondere e che per questo si trasformano in rabbia, silenzi, incomprensioni. Realisticamente, sono proprio i figli ad accorgersi per primi che quei bimbi di tanti anni fa chiedono udienza e con i loro ‘sintomi’ portano la famiglia in terapia in modo che vengano finalmente ascoltati.

La terapia familiare può aiutare gli adulti?

 

 

Alessandra Spera studio psicoterapia

 

La risposta è sì. Il lavoro sulle relazioni familiari è un elemento cardine per il raggiungimento del benessere personale e lo è ancora di più per uscire da situazioni di faticoso malessere. Ansia, depressione, insonnia, ipocondria trovano terreno fertile in contesti familiari in cui la comunicazione è interrotta o paradossale: squalifica, conflitti, eccesso di richieste, aspettative troppo alte ma anche silenzi, solitudini, esclusioni possono condurre le persone a sviluppare sintomi. I sintomi sono mezzi di comunicazione e la terapia familiare si occupa di dare voce ad essi e comprenderne il significato all’interno del contesto familiare, sia alla presenza dei familiari in seduta sia nella psicoterapia relazionale individuale. Così, singole persone che desiderano lavorare su di sé, fratelli adulti, membri di aziende a conduzione familiare possono recuperare serenità superando i blocchi comunicativi e ristabilendo relazioni efficaci.

La prevenzione del suicidio in adolescenza

Un evento gratuito per acquisire informazioni chiare sul delicato tema della prevenzione del suicidio e dell’autolesionismo in adolescenza. In che modo la psicologia spiega questi preoccupanti fenomeni? Come intervenire? Quali sono i fattori di rischio, quali i fattori di protezione per i propri figli? Quando la psicoterapia può essere d’aiuto? Quali segnali deve poter cogliere la famiglia? Risponderemo a queste domande durante l’incontro, rivolto a genitori, insegnanti, educatori e a tutti gli adulti che desiderano essere informati e partecipare attivamente ad una cultura della prevenzione.

Come va con me?

Ho imparato a fare questa domanda grazie ad una mia didatta che durante le sue giornate di formazione aveva l’abitudine di chiedere a noi allievi come ci sentissimo nella relazione con lei. Credo sia una domanda essenziale per la buona riuscita di una relazione, sia essa formativa, terapeutica, professionale, passionale, educativa, genitore-figlio. Si tratta di un quesito da porre con delicatezza e attenzione: il tono di voce e l’espressione del volto devono essere autentici, interrogativi ma non supplichevoli o minacciosi, genuinamente curiosi, in ascolto. Si corre infatti il rischio di inviare implicitamente all’allievo, al paziente, al partner, al collaboratore, all’alunno, al figlio, una richiesta di rassicurazione, una sorta di “dammi conferma della bontà del mio modo di fare”: questo appesantirebbe la relazione e farebbe sentire l’altro costretto ad essere condiscendente. Prima di porre il quesito è essenziale domandarsi se si è liberi dal bisogno di essere confermati e pronti a ricevere critiche e, se necessario, a cambiare. Se sì, con questa semplice domandasi darà respiro alla relazione, rilanciandola su basi rinnovate e consentendo la crescita di tutte le persone coinvolte in essa.