Piccolo vademecum per coppie curiose

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Di seguito alcune domande – naturalmente non esaustive – per valutare lo stato di salute della propria relazione di coppia 🙂

  1. da un po’ di tempo sento mi sento insoddisfatto/a: in quali situazioni? Come mi trovo quando sono col mio partner? Mi sento contento, sereno in sua compagnia o provo noia o tensione?
  2. Abbiamo dei conflitti: come va la mia rabbia? Sento che ho spazio per esprimerla oppure solo uno di noi due ha questa “autorizzazione”?
  3. Abbiamo dei conflitti/2: i litigi ci portano ad una soluzione e/o ad un allentamento della tensione oppure tutto rimane invariato e/o la tensione aumenta?
  4. Non abbiamo mai conflitti: con chi esprimo la mia rabbia? In quali altre situazioni?
  5. Mi fido del mio partner? Oppure ogni tanto do una sbirciatina al cellulare, che non si sa mai?
  6. Come va con i figli? Possiamo stare soli senza di loro?
  7. Come va con i figli/2? Possiamo stare tutti insieme e con ciascuno di loro?
  8. Come vivo gli spazi individuali e personali miei e del mio partner?
  9. Come va con le famiglie di origine? Mi sento ‘tra due fuochi’, in bilico tra le due lealtĂ  o il mio partner è al primo posto?
  10. Come vivo la sessualitĂ ? Ci sono difficoltĂ  di erezione, infiammazioni vaginali, eiaculazione precoce o infertilitĂ ? Come vivo queste difficoltĂ ?

Prova a rispondere a queste domande e se ti va scrivi nei commenti le tue considerazioni o ulteriori tue domande.

Se alcune di queste domande ti incuriosiscono, ti appartengono…o ti fanno arrabbiare, sono a disposizione per chiarire meglio alcuni concetti. A breve, sul mio sito www.alessandraspera.it un articolo sulla relazione di coppia. A presto!.

Alessandra Spera

 

Life coaching 2/la persona al centro

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Life coaching 2/la persona al centro

persona al centro

 

I livelli del coaching come passi verso sĂ© stessi: dall’allenamento al compito alla ricostruzione dell”identitĂ  professionale e personale.

Nel primo appuntamento del 2013 è stata fornita una breve definizione del termine “coaching” come percorso che accompagna la persona in direzione del cambiamento, attraverso i vari step da percorrere per il raggiungimento di un obiettivo, laddove la guida (coach) assume la funzione di vero e proprio “allenatore”. E’ comune associare questi termini mutuati dallo sport ad un altro contesto fortemente legato alla prestazione quale è quello lavorativo: anche nella realtĂ  italiana – come è noto poco ricettiva al nuovo – il coaching aziendale raggiunge ormai un numero crescente di individui, almeno nelle strutture di maggiori dimensioni. Ma cosa può offrire il coaching alla persona nel suo complesso, immersa nel suo particolarissimo mondo privato? Può l’obiettivo riguardare temi e/o problemi che riguardano la sfera non necessariamente professionale? Può il focus incentrarsi su affetti, pensieri, comportamenti riguardanti l’amicizia, l’amore, la famiglia o offrire supporto in altri contesti come la scuola, (di nuovo legata alla prestazione)? La risposta è affermativa: il coaching può offrire il suo contributo ad ambiti diversi come quello educativo e, sì, alla vita privata; da qui in avanti, chiameremo l’operatore “life coach”; vediamo come. Dilts (2004) ha definito sei livelli di cambiamento in base al focus di intervento; il cambiamento può infatti essere necessario a livello dell’ambiente, del comportamento, delle capacitĂ , dei valori, dell’identitĂ  o, al grado piĂą elevato, della spiritualitĂ .

A livello dell’ambiente, il life coach stimola nel coachee (l’utente) la capacitĂ  di cogliere le opportunitĂ  che il contesto di vita offre, rispondendo alle domande “dove?” “quando?” potersi attivare per il raggiungimento dell’obiettivo.

A livello del comportamento, il life coach lavora sulle azioni concrete da mettere in atto (il “cosa”).

Le capacitĂ  riguardano il “come” passare all’azione, in riferimento alle modalitĂ  e alle strategie utilizzabili dal coachee.

I valori informano sulla motivazione, sulla spinta che accompagna al cambiamento, rispondendo ai quesiti sul “perchè” delle azioni.

Il lavoro sull’identitĂ  riguarda la percezione che il coachee ha di sĂ© stesso (la domanda è relativa al “chi?”): a questo livello, entrano in gioco i significati che l’individuo ha costruito nel corso della sua storia personale – il life coaching diviene di matrice psicologica, come l’ultimo livello, quello inerente la spiritualitĂ , che si riconnette ai valori in una dimensione piĂą profonda (e approfondita).

La persona che si rivolge al life coach può così usufruire di un intervento che la accompagna e guida al livello desiderato, favorendone l’autonomia e valorizzandone, come piĂą volte sottolineato, risorse e potenzialitĂ : posto al centro del suo progetto di vita, il coachee si “allena” a trovare sĂ© stesso. (Articolo scritto per www.infinitytraining.it)

BIBLIOGRAFIA

Dilts, R. (2004). Il manuale del coach. Urgnano (BG): Alessio Roberti Editore.

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