La Prevenzione del Suicidio in Adolescenza

 

 

 

 

Un tema delicato su cui è necessario rompere il silenzio per parlarne in ottica preventiva. Famiglia, scuola e l’intera comunità possono affidarsi alla psicologia e agli specialisti che si occupano del funzionamento mentale per comprendere il fenomeno e proteggere i propri figli dal rischio suicidario. Una prevenzione efficace coinvolge tutti i sistemi di appartenenza dell’adolescente, durante questo seminario gratuito proporremo riflessioni e strategie preventive.

La scelta della scuola superiore

La scelta della Scuola Superiore costituisce un processo di primaria importanza in adolescenza. Per sostenere i figli in questa fase così delicata è necessario sapere di cosa si compone la motivazione scolastica e come questa incida profondamente sulla scelta, oltre ad avere informazioni chiare su quali siano gli indirizzi di studio superiore offerti dal territorio. Durante l’incontro presenterò il contributo della ricerca scientifica sulla motivazione, risponderò alle vostre domande sulle strategie migliori per accompagnare i ragazzi alla scelta e fornirò informazioni dettagliate sugli indirizzi. L’evento è gratuito e i posti sono limitati, è necessario iscriversi con una mail indicando nome cognome e numero di cellulare a info@alessandraspera.it oppure sms/whatsapp al 334 3165307 entro giovedi 9 novembre 2017.

 

la lettera motivazionale efficace

Cos’è una lettera motivazionale? possiamo definirla come un messaggio che accompagna il curriculum e che comunica al destinatario le ragioni per cui si desidera diventare suoi collaboratori.

La mia prima lettera motivazionale l’ho scritta negli anni ’90: allegata (fisicamente) al curriculum scritto con la macchina da scrivere e spedito per posta (vera); funzionò, venni chiamata e poi assunta da un’Azienda che produceva arredamenti come responsabile di show room e progettista multitasking. Negli anni ’90 le lettere motivazionali si scrivevano a mano. I selezionatori avrebbero potuto reperire informazioni sul candidato osservando la calligrafia, gli spazi, la forma, la cura usate nello scrivere.

Altri tempi? sì. Difficile oggi scrivere una lettera motivazionale che funzioni? no. Vediamo come.

  1. cura l’intestazione: inserire i propri dati e recapiti completi, nome ed indirizzo completi dell’Azienda destinataria (non li sai? cercali sul web!), luogo, data, oggetto e nome cognome titolo della persona alla cui cortese attenzione si sta scrivendo. Non sai a chi scrivere? di nuovo, fai ricerche sull’oggetto dei tuoi desideri, puoi persino telefonare e chiedere, se serve.
  2. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/1: a quale posizione aspiri? dipendente, free lance, tirocinante? questa fase richiede una riflessione approfondita: se non hai propensione al rischio e hai bisogno di uno stipendio fisso, opta per la prima o terza posizione.
  3. chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi/2: cosa vuoi andarci a fare in quell’Azienda? c’è una posizione aperta per cui ti proponi o la tua è una candidatura spontanea? in entrambi i casi sii chiaro e specifica cosa ti piacerebbe fare, affiancando la disponibilità per una seconda mansione ma non per ‘qualsiasi cosa’. Appariresti incerto e poco chiaro.
  4. proponi: cosa puoi offrire tu, proprio tu – con le tue competenze anziché con i tuoi titoli – a quell’Azienda? qual è il tuo valore aggiunto?
  5. informati e fai vedere che sai a chi stai scrivendo: questa è la chiave del successo della tua lettera. Le persone – e quindi le Aziende – amano essere scelte ed essere ‘conosciute’. Prendi informazioni su di essa, visita il sito, cerca di comprenderne la struttura, il funzionamento, la vision, la mission. Una semplice frase come “ho visto che vi occupate di…che i vostri prodotti sono… sono interessato alla vostra modalità di produzione…conosco il vostro catalogo…” mostra al destinatario che il tuo interesse è reale e che potresti davvero essergli utile.
  6. adatta il linguaggio: se stai scrivendo ad un prestigioso Ateneo o studio legale dovrai usare un linguaggio formale; più libero invece se ti candidi presso uno studio di grafica creativa. Qualsiasi sia il destinatario, cura la lingua italiana e non offendere la grammatica e la sintassi.
  7. ti stai chiedendo quale sia il linguaggio informale? questo articolo ne è un esempio 🙂

…ora puoi buttare giù due righe. Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento; se non ti è piaciuto, un suggerimento. Buon lavoro!

Svogliatezza o…demotivazione?

“sei svogliato!” è una frase molto ricorrente nella nostra cultura. Viene rivolta a bambini, ragazzi e adulti, a scuola e nell’ambiente di lavoro. Di solito, l’effetto che si ottiene è nullo: la persona continua a svolgere poche attività o può ridurle ulteriormente fino ad azzerarle. La mancanza di attività richiede invece molta attenzione e può essere spia di scarsa autostima, mancanza di obiettivi o presenza di obiettivi irraggiungibili; può esprimersi con basso tono dell’umore o al contrario con agitazione e comportamenti caotici. In questi casi, è essenziale sospendere immediatamente il giudizio: la svogliatezza è in realtà forte mancanza di motivazione. Il recupero della motivazione può avvenire solo se la persona è messa in condizione di riflettere su sé stessa e di comunicare quali siano i propri scopi e le proprie emozioni senza il timore di essere giudicata.

Il bambino interiore in terapia familiare

 

Prendersi cura del bambino che ciascun genitore è stato è l’unico modo che conosco per aiutare i bambini e gli adolescenti che le famiglie portano in terapia. E’ importante dare voce a quel bambino nascosto, a volte dimenticato, che chiede dopo decenni di essere visto. I figli traggono grande beneficio dall’ascolto dei bisogni, delle paure e delle gioie dei piccoli che i loro genitori sono stati; i genitori possono dare spazio a emozioni e pensieri che ritenevano di dover nascondere e che per questo si trasformano in rabbia, silenzi, incomprensioni. Realisticamente, sono proprio i figli ad accorgersi per primi che quei bimbi di tanti anni fa chiedono udienza e con i loro ‘sintomi’ portano la famiglia in terapia in modo che vengano finalmente ascoltati.

La terapia familiare può aiutare gli adulti?

 

 

Alessandra Spera studio psicoterapia

 

La risposta è sì. Il lavoro sulle relazioni familiari è un elemento cardine per il raggiungimento del benessere personale e lo è ancora di più per uscire da situazioni di faticoso malessere. Ansia, depressione, insonnia, ipocondria trovano terreno fertile in contesti familiari in cui la comunicazione è interrotta o paradossale: squalifica, conflitti, eccesso di richieste, aspettative troppo alte ma anche silenzi, solitudini, esclusioni possono condurre le persone a sviluppare sintomi. I sintomi sono mezzi di comunicazione e la terapia familiare si occupa di dare voce ad essi e comprenderne il significato all’interno del contesto familiare, sia alla presenza dei familiari in seduta sia nella psicoterapia relazionale individuale. Così, singole persone che desiderano lavorare su di sé, fratelli adulti, membri di aziende a conduzione familiare possono recuperare serenità superando i blocchi comunicativi e ristabilendo relazioni efficaci.

una nota per te: cos’è la motivazione

Diversamente da ciò che riporta il senso comune, la motivazione è un aspetto molto complesso della vita delle persone. Non riguarda solo le prestazioni sportive, scolastiche o lavorative, ma anche le più comuni azioni quotidiane come mangiare, bere, uscire, vestirsi, amare. Non è semplicemente presente o assente; l’assenza di motivazione in un ambito può corrispondere a presenza di forte motivazione in un altro, spesso invisibile. Essa è costituita da numerose componenti, fra le quali quella emotiva ha un ruolo centrale. A livello cerebrale i circuiti della motivazione comunicano con i centri di regolazione delle sensazioni corporee, delle emozioni e con le aree della valutazione razionale. Un intervento motivazionale efficace deve valutare tutte le componenti della motivazione affinché la persona possa spogliarsi dell’etichetta “svogliato” e iniziare a pensare a sé stessa come ad un individuo motivato in direzione di uno o più specifici obiettivi.

Cambiare la propria vita con la psicoterapia

“la psicoterapia non è pratica, io ho bisogno di un aiuto concreto”. E’ davvero così astratta la psicoterapia? qual è l’aiuto concreto che la psicoterapia può dare? come abbiamo visto in un passato articolo (lo trovi qui), obiettivo della psicoterapia è il cambiamento. Ok, ma se io non riesco a dormire da settimane, se sono costantemente preoccupato per la mia salute, se a scuola i prof mi dicono che sono svogliato, se con mio fratello non parlo più da dieci anni, se non riesco a trovare un partner e a rimanerci insieme, come può la psicoterapia aiutarmi a cambiare le cose? vediamo di seguito in che modo:

  • prima fase del problem solving: ammettere di avere un problema. “non dormo e questo non mi va”
  • seconda fase: comprensione del problema. Ok, non dormo. A cosa penso mentre mi rigiro nel letto? Cosa è successo nel periodo in cui ho smesso di dormire? Ci sono stati – o ci saranno a breve- cambiamenti in famiglia? Ho avuto perdite o ho paura di averne a breve? Come vanno le relazioni con le persone importanti della mia vita?  la psicoterapia aiuta a porsi le domande utili a capire la natura pratica del nostro problema. Questo processo si chiama “diagnosi”.
  • terza fase: scomporre il problema in parti più piccole. Ad esempio, non dormo poiché penso continuamente che il mio partner mi lascerà. Come faccio a saperlo? Dove ho imparato ad aspettarmi questo? Che modelli di coppia ho in mente? Che immagine ho di me? le componenti del problema “non dormo” potrebbero essere quindi “comunicazione insufficiente” + “aspettative negative” + “modelli di coppia fragili” + “autostima bassa”. Siamo ancora in una fase diagnostica.
  • quarta fase: scelta della/delle componenti da modificare. Ad esempio, chiedere chiarimenti al partner con un linguaggio diretto  e schietto è una capacità che può essere acquisita in psicoterapia. In realtà si può acquisire anche in percorsi non psicoterapeutici, ma se sin da piccoli ogni volta che ci esprimevamo in modo diretto venivamo rimproverati, o ignorati o puniti allora è possibile che la psicoterapia sia l’intervento più indicato. Non si può comunicare in modo diretto e schietto se si ha una bassa autostima/un’immagine di sé svalutata. Questa fase corrisponde alla definizione degli obiettivi terapeutici.
  • quinta fase: avvio del cambiamento. Si stabilisce come modificare il proprio comportamento nella vita quotidiana per raggiungere l’obiettivo stabilito. E’una fase faticosa: richiede assunzione di responsabilità e tolleranza di un minimo rischio. Che emozioni provo al pensiero di cambiare? è  molto importante riconoscere chiaramente le proprie emozioni. Talvolta una grande paura serve a non contattare emozioni più profonde, come ad esempio la tristezza che sopraggiunge all’idea di perdere qualcuno.
  • sesta fase: valutazione dei cambiamenti sperimentati; tolleranza delle inevitabili frustrazioni, ricerca di nuove strategie e di nuovi comportamenti da mettere in atto. Ricerca di risorse personali, ambientali e sociali; talvolta possono essere reperite rileggendo la propria storia. La rilettura e l’attribuzione di nuovi significati può dare vita a una nuova immagine di sé innescando il cambiamento.

Cosa ne pensate di questo articolo? aspetto i vostri commenti!