La scelta della scuola superiore

Si avvicina il momento della scelta della scuola superiore!

Orientamento e motivazione, al cuore della scelta

Ecco un incontro di orientamento rivolto ai genitori in cui parleremo di:

  • componenti della motivazione
  • componenti della scelta della scuola e della presa di decisione
  • indirizzi di studio superiore
  • opportunità di lavoro, formazione post diploma e università

L’incontro è completamente gratuito ma la prenotazione obbligatoria inviando una mail a info@alessandraspera.it indicando nome, cognome, numero di cellulare e autorizzazione al trattamento dati personali ai sensi del GDPR 2016/679.

L’incontro si terrà sabato 16 novembre dalle 10.00 alle 12.00 presso lo Studio di Terapia Relazionale e Career Counseling a Empoli (FI), in Viale San Martino 8 davanti alla Stazione FS Empoli.

Per informazioni chiamare 334 3165307 dalle 8.00 alle 20.00 dal lunedì al venerdì.
ATTENZIONE! chi si iscrive e non si presenta senza preavviso non potrà più accedere ad alcuna delle mie iniziative gratuite. Max 12 posti disponibili. Vi aspetto!


Cervello e Carriera

Siete tutti invitati al mio evento su cervello e carriera che si terrà il 15 marzo 2019 a Empoli presso lo Studio di Terapia Relazionale e Career Counseling dalle ore 13 alle ore 15, organizzato grazie alla Settimana del Cervello 2019,

Parleremo della formazione delle traiettorie di vita e di come si comporta la mente davanti alla scelta della scuola e del lavoro. Il nostro cervello attiva meccanismi specifici legati alla motivazione e alle emozioni quando ci troviamo davanti ad una scelta. Questo incontro è completamente gratuito, poiché inserito nell’insieme delle iniziative della Brainweek , alla quale aderisco per il terzo anno consecutivo.

12 posti disponibili, prenotazione obbligatoria a info@alessandraspera.it oppure al 334 3165307. Vi aspetto!

Mi metto a dieta…o cambio vita?

Quante volte hai detto: “mi metto a dieta!” e ti sei riproposto di iniziare a fare sport? Cosa ti ha portato a rinunciare, prima o dopo? E cosa c’entra il cambiamento di vita?

Sulla rete circolano dati contrastanti, che tendenzialmente suggeriscono che la maggior parte delle cosiddette “diete” – intese come regimi alimentari dimagranti – fallisce.

Ciò significa che la dieta viene abbandonata precocemente, il peso ideale non viene raggiunto oppure che i chili in eccesso vengono recuperati non appena si riprende a mangiare nel modo usuale.

Al di là dei noti e poco salubri modelli di magrezza occidentali, che costituiscono un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi alimentari, un peso equilibrato associato ad attività fisica regolare è per contro un fattore protettivo per la salute psicofisica di tutti noi (leggi l’articolo appena uscito a questo link, mentre trovi alcuni dati qui,).


Ma perchè è così difficile perdere peso?

Come sempre quando si parla di motivazione, la risposta è tutt’altro che semplice e la domanda, probabilmente, è sbagliata.

Forse dovremmo chiederci come mai è così difficile cambiare vita.

Vediamo quali possono essere gli ostacoli ad una buona riuscita della dieta

  • Regime alimentare molto restrittivo: le privazioni non piacciono al nostro cervello e possono indurre tristezza e demotivazione oltre a rendere il cibo super-desiderabile
  • Obiettivo irrealistico: si desidera raggiungere un peso troppo basso, non adeguato alla propria persona
  • Obiettivo non olistico: ci si focalizza sul perdere chili anziché sul miglioramento della propria composizione corporea e del proprio benessere complessivo
  • Cambiamento alimentare troppo drastico, senza tenere conto delle abitudini alimentari di partenza ne’ di quelle degli altri familiari.
  • Relazione poco salda/comunicazione non chiara/frettolosa con il nutrizionista.
  • Eccesso di impegni: tre spazi da mezz’ora ciascuno a settimana per camminare o fare un minimo di attività sportiva dovrebbero essere accessibili a chiunque. Se non li hai, forse la tua vita è sovraccarica.
  • Fretta: desiderio di perdere molti chili in poco tempo.
  • Ansia, rabbia e stress: situazioni di vita faticose, che espongono a tensioni continue, non facilitano un’alimentazione consapevole.
  • Tono dell’umore basso/tristezza persistente ostacolano la motivazione a muoversi, a fare sport e a prendersi cura di se’.
  • Bassa autostima: la cura di sé è una delle componenti dell’autostima, se questa non viene coltivata, la motivazione a fare qualcosa di bello per la propria persona diminuisce.
  • Solitudine: il cibo è uno strumento consolatorio, si pensi al pianto del neonato che si placa se attaccato al seno. Se si sente il bisogno di darsi conforto col cibo, può essere difficile (ma non impossibile) cambiare alimentazione. Di solito, l’abitudine a compensare le emozioni difficili mangiando si acquisisce nella prima infanzia, quando invece di chiederci ‘cosa è successo?‘ ci mettono in bocca un pezzo di pizza.

Vediamo ora alcune strategie pratiche che possono invece favorire il buon esito del cambiamento di stile alimentare e di vita:

  • comprendere perchè si vuole dimagrire/cambiare alimentazione: ti serve veramente? La tua alimentazione è migliorabile? Il tuo stile di vita? Parlane con il tuo medico, prima di tutto.
  • ok, si cambia. Cosa vuoi migliorare? Cosa non vuoi più? Riuscire a fare le scale senza il fiatone è un obiettivo diverso dal voler rientrare negli abiti pre-gravidanza. I due possono coesistere, ma è importante che tu sappia esattamente cosa desideri modificare.
  • Scegli un nutrizionista con cui ti trovi bene, da cui ti senti ascoltato e seguito; condividi con lui i tuoi dubbi e i fattori che potrebbero demotivarti.
  • Ci siamo! Ora sai cosa mangiare e quanto movimento fare. Se devi perdere peso (non è detto, lo decidi insieme al nutrizionista) inizia in un periodo in cui sai di avere meno fame. Quando fa molto freddo ad esempio, può essere difficile mangiare meno. Se vuoi iniziare a fare movimento e/o sport, fallo in un periodo in cui hai più tempo del solito, ad esempio durante le vacanze. Sarà più facile continuare, anche fra gli impegni quotidiani, una volta che hai maturato un minimo di allenamento e di abitudine.
  • Inizia a passi piccolissimi, ad esempio con 10 minuti di attività, da aumentare gradualmente sul medio periodo, senza fretta.
  • Assicurati di fare la spesa in modo adeguato, scegliendo gli alimenti di migliore qualità. Le verdure ‘a Km 0’ sono più saporite e ricche di nutrienti di quelle in scatola.
  • Chiedi collaborazione a chi vive con te: un cambiamento familiare è più solido di un cambiamento individuale.

Nonostante tutte queste accortezze, può accadere che l’obiettivo non venga raggiunto. Perché?

C’è un aspetto complesso, spesso ignorato, che può incidere sull’esito del percorso di cambiamento.

Si tratta dell’elaborazione di una nuova immagine di sé: un corpo meno voluminoso, che prende meno spazio e che ha perso la sua barriera protettiva. Non sempre questa nuova immagine è gradita alla persona che ha perso peso. Una silenziosa nostalgia per il corpo ‘di prima’ può farsi strada e orientare la persona al vecchio modo di alimentarsi. Allo stesso modo, un’immagine di sé attiva e in movimento potrebbe risultare inusuale e sconosciuta alla persona: contrariamente a ciò che si crede, non sempre le novità – anche apparentemente positive – sono vissute con gioia.

Quando ricevo richieste inerenti la demotivazione a cambiare stile alimentare, ricostruisco la storia di vita della persona; insieme cerchiamo di comprendere i motivi, personali e familiari, per cui vorrebbe cambiare e soprattutto quelli per cui non vorrebbe invece farlo.

Se la persona è giovane e vive ancora in famiglia, come per altri tipi di richiesta convoco tutto il nucleo familiare.

Ti è piciuto questo articolo? Aspetto i tuoi commenti. A presto!

Ansia e Panico: quando l’autonomia fa paura

 

Cosa sono ansia e panico ? In che modo ostacolano l’autonomia e la motivazione personale?

L’ansia è la cosiddetta “paura senza oggetto“.

Consiste in uno stato di agitazione emotiva derivante da un pericolo immaginato e non presente realmente in un dato momento. L’ansia può non diventare mai panico, ma può essere ugualmente invalidante per la persona che la manifesta ostacolandone proprio l’autonomia.

Puoi trovare alcuni dati e considerazioni cliccando qui.

E’ necessario ricordare che una certa quota di ansia è auspicabile, poiché ci permette di proteggerci dai pericoli utilizzando la prudenza, una qualità preziosa oggi spesso dimenticata.

Quando però la sensazione di pericolo è costante, l’ansia diviene eccessiva e può essere responsabile della comune difficoltà ad addormentarsi e degli sgradevoli risvegli precoci (spesso però espressione di depressione, ne parlerò in un’altro articolo).

Una buona domanda da porre a chi dice di non riuscire a prendere sonno è: a cosa pensi?

Le risposte possono essere sorprendenti!

Ma come si manifesta l’ansia?

Tutti sappiamo riconoscerla nella persona che esprime preoccupazione eccessiva nella vita quotidiana: per i propri cari, per questioni di lavoro o di salute. Si tratta per lo più di manifestazioni esplicite: la persona dichiara apertamente di essere ‘ansiosa’.

L’ansia però può assumere forme decisamente subdole, poco riconoscibili e per questo più insidiose. Viene spesso scambiata per ‘svogliatezza’ , ‘scorrettezza’ o ‘brutto carattere’.

Vediamo alcuni esempi, la maggior parte dei quali incentrati sulla compromissione dell’autonomia personale e della motivazione:

  • difficoltà nel prendere decisioni: fidanzamenti infiniti che si trascinano senza scopo, disdette ripetute di impegni o viaggi, frequenti cambi di facoltà universitaria o di scuola.
  • tendenza a procrastinare, rimandare compiti e impegni di varia natura: libri che non vengono mai aperti, esami che non vengono sostenuti, case da costruire il cui cantiere non si avvia mai, patente di guida mai conseguita, colloqui di lavoro disertati.
  • irritazione inspiegabile per attività comuni: la persona può manifestare rabbia e rifiuto verso il datore di lavoro che gli richiede una trasferta o verso il partner che propone un viaggio.
  • tendenza ad interrompere l’altro, a fornire soluzioni o critiche affrettate, difficoltà ad ascoltare.
  • loquacità intensa/logorroicità e alto volume della voce
  • eccesso di controlli medici e di richieste di visita al proprio medico curante
  • somatizzazioni: mal di pancia improvvisi 5 minuti prima di uscire per andare a scuola, mal di testa ricorrenti, frequenti assenze dal lavoro dovute a malattie da raffreddamento ecc…
  • frettolosità costante o al contrario estenuante lentezza (spesso etichettata come ‘oppositività’).

 

Tutte situazioni in cui molti possono riconoscersi e per le quali ricevono spesso aspre critiche.

L’ansia è un’emozione che nel discorso quotidiano viene frequentemente banalizzata: se ne parla molto, è oggetto di battute ironiche, viene genericamente attribuita a ‘stress’ non meglio specificato.

E il panico?

La parola ‘panico’ è oggi abusata. Viene utilizzata spesso per descrivere situazioni di tensione che tuttavia non inficiano il normale funzionamento personale quotidiano.

Un attacco di panico vero è invece qualcosa di diverso: si tratta di un’esperienza soverchiante, accompagnata da sensazioni corporee intensamente sgradevoli (ad es. soffocamento, tachicardia, vertigini) e da pensieri catastrofici insopportabili accompagnati da paura estrema (di impazzire o di morire).

Spesso l’insorgenza degli attacchi di panico è preceduta da periodi – che possono essere anche molto prolungati – di ansia; talvolta invece sono veri e propri fulmini a ciel sereno, presentandosi senza alcuna avvisaglia.

Come è possibile?

L’attacco di panico sopraggiunge quando la persona si sente sottoposta ad affrontare un compito che percepisce come impossibile: fra questi compiti ci sono quelli evolutivi, previsti cioè dalla normale crescita fisiologica.

Ansia e panico possono ovviamente essere riconducibili a numerosi altri fattori predisponenti e scatenanti fra cui traumi e storia di vita difficile, che tratterò in miei successivi articoli.

Un compito evolutivo critico talvolta accompagnato da ansia e/o panico è quello dello svincolo: il processo di conquista dell’autonomia da parte del giovane adulto.

 

Prendere la patente, andare a vivere da solo, trovare un lavoro possono diventare esperienze inaccessibili rendendo impossibile la costruzione del progetto di vita autonomo; ne ho parlato in un mio recente articolo sul fenomeno NEET, per leggerlo clicca qui.

Fra gli altri compiti evolutivi c’è quello della costituzione della famiglia/coppia: l’ansia (o il panico) possono scatenarsi all’avvio della convivenza o con la nascita di un figlio.

Cosa fare allora?

In tutti i casi sopra citati è opportuno effettuare una valutazione psicologica approfondita e completa; se necessario, prevedere una visita medica che escluda concomitanti cause organiche.

Il trattamento dovrebbe prevedere una ricostruzione della storia di vita del paziente che permetta l’attribuzione di significati alle manifestazioni ansiose: la psicoterapia può dare finalmente voce alle crisi e agli attacchi, che diventano veri e propri mezzi di comunicazione a se’ stesso e alla famiglia.

Per questi motivi quando ricevo richieste per ansia o panico nei giovani in fase di svincolo convoco tutta la famiglia con cui il giovane convive. Per ansia o panico nella fase di passaggio alla genitorialità convoco la coppia.

Una volta compresi e assimilati emotivamente i significati, l’ansia può iniziare a dissolversi, avendo perso la sua funzione comunicativa.

E’ a questo punto che, in caso di difficoltà lavorative, si può intervenire con il career counseling per la costruzione del progetto professionale.

Cosa ne pensi di questo articolo? Lascia pure i tuoi commenti! A presto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Web Marketing per Professionisti e Imprenditori

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Perché un incontro gratuito sul Web Marketing per professionisti e imprenditori?

Perché organizzato da una psicologa psicoterapeuta?

Sarò breve (abbiamo tutti da fare).

  • perchè la psicologia è la base del marketing: bisogni, motivazione, scelte, decisioni, immagine professionale e aziendale sono concetti psicologici che è necessario conoscere per incrementare il proprio volume di lavoro costruendo una relazione di fiducia con la clientela
  • Perchè prima di essere una psicologa e una terapeuta sono stata una venditrice a contatto con tanti target diversi in aziende diverse: da sempre il mio lavoro è mettere in comunicazione le persone.
  • perché provvedo personalmente al mio web marketingcon le dovute precauzioni, essendo una professionista sanitaria – e funziona. Ogni tanto mi piace dare una mano a chi, come me, costruisce da solo il suo lavoro ogni giorno.

Se vendi case, mobili, automobili, servizi, se hai un negozio, un’attività commerciale, oppure sei un consulente, uno specialista sanitario, il titolare di una PMI e vuoi sapere come fare per raggiungere la tua clientela in modo professionale, diretto ed etico (senza disturbare e rispondendo a bisogni concreti e non inventati) vieni al workshop

WEB MARKETING PER PROFESSIONISTI E IMPRENDITORI

LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

dalle 13.30

alle 15.30

presso VIALE SAN MARTINO 8 EMPOLI (FI) davanti Stazione FS. Sarà offerto il caffè, vista l’ora! 

E’ obbligatorio iscriversi alla mail info@alessandraspera.it lasciando nome, cognome, numero di cellulare, professione, autorizzazione al trattamento dei dati personali (solo dati di contatto per la raccolta iscrizioni) ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (nuova normativa privacy) ENTRO E NON OLTRE IL 12 NOVEMBRE 2018. INCONTRO A NUMERO CHIUSO, MIN 6 MAX 15 PERSONE.

Attenzione: se ti iscrivi e non ti presenti al workshop senza avvisare almeno tre giorni prima non potrai partecipare a nessun’altra mia iniziativa gratuita.

PROGRAMMA

  • definire la tua immagine professionale
  • definire il tuo obiettivo di marketing
  • far sì che i clienti desiderino raggiungere proprio te e la tua Azienda
  • usare il web e i social in modo strategico, con consigli d’uso base 

Niente scuola, niente lavoro: come aiutare i figli a ritrovare la motivazione

Tuo figlio non frequenta nessuna scuola e non cerca lavoro.

Hai mai sentito parlare del fenomeno dei NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training)?

Il NEET è il giovane che non studia e non lavora, vive  con i genitori e non sembra avere un progetto di vita, situazione che in Italia riguarda più del 25 % dei giovani (trovi un po’ di dati qui )

Mancanza di speranza, cattive notizie inerenti il lavoro, precarietà sembrano scoraggiare così tanto i giovani da indurli a smettere di studiare senza impegnarsi in nessun altro percorso.

Certo il contesto in cui un fenomeno si verifica è importante; il tema del lavoro è poi intriso di pregiudizi e di un alone di disfattismo, alimentato dagli oggettivi cambiamenti socioeconomici che hanno profondamente trasformato il rapporto fra domanda e offerta di lavoro.

E se non fosse tutto qui? davvero il fenomeno NEET è riconducibile alla sola crisi economica?

o forse, in alcuni casi,  la crisi potrebbe essere un mezzo attraverso cui il figlio comunica qualcosa di diverso, che non si può esprimere a parole?

In Italia è notoriamente lunga la permanenza dei figli nella casa dei genitori; il distacco dal nido è quasi ritenuto un rifiuto, una sorta di ‘tradimento’ nei confronti delle aspettative di vicinanza del padre e della madre. Se questo fenomeno è culturalmente piuttosto radicato nel nostro Paese, facilmente può inasprirsi e condurre al blocco decisionale ed esistenziale, una sorta di ‘sciopero‘ e di ‘no’ permanente in alcuni casi, una strategia per rimanere ‘piccoli‘ ad oltranza in altri.

Spesso, nella mia pratica clinica quotidiana, mi viene chiesto di sbloccare situazioni in cui un figlio che vive ancora in famiglia sembra non mostrare motivazione verso alcuno scopo. Talvolta è il figlio stesso a chiamare; più spesso è un genitore, frequentemente il padre, che mi chiede una consulenza per aiutare il giovane ad uscire dalla fase di stallo.

Una situazione di inattività nei figli preoccupa molto i genitori; può produrre  conflitti e gelosie (spesso verso il fratello già ‘affermato’ sul lavoro o nello studio). In famiglia le distanze aumentano e l’ansia si traduce in rabbia, mancanza di sonno, somatizzazioni in uno o più membri della famiglia. Le decisioni vengono prese in modo impulsivo o casuale; il ragazzo – e la famiglia – agisce ignorando attitudini, vissuti emotivi, interessi, capacità, valori personali che lo caratterizzano; non tiene conto cioè della sua reale motivazione. 

 

Ma perché un figlio può giungere a comportarsi così? La motivazione è in realtà sempre presente; in caso di stallo esistenziale essa è però orientata in modo disfunzionale, in direzione di obiettivi emotivamente importanti per il ragazzo ma che lo conducono allautosabotaggio.

 

Vediamo alcuni esempi di scenari possibili in caso di obiettivi emotivi disfunzionali: :

  • caratteristiche personali e modo di essere  del giovane molto diversi da quelli desiderati dai genitori: il figlio tende ad obiettivi che pensa siano disapprovati dalla famiglia, così vi rinuncia.
  • scarsa autonomia decisionale del giovane in famiglia: fare il NEET diventa un modo per esercitare potere.
  • scarsa autostima: il giovane si sente inadeguato rispetto al mondo esterno e si protegge evitando di affrontarlo.
  • il figlio percepisce estremamente solo uno o entrambi i genitori: per rimanere accanto a loro, rinuncia al suo percorso di vita.
  • presenza di problemi gravi in famiglia tanto da far ritenere al figlio che preoccupare i genitori con il suo blocco esistenziale possa fungere da ‘distrattore’

Non di rado, il giovane che si sente forzato a uscire dall’impasse può presentare attacchi di panico apparentemente inspiegabili. Talvolta è presente nella storia familiare un membro della famiglia che ne ha sofferto o ne soffre, di solito in relazione a prestazioni da sostenere e/o obiettivi da raggiungere.

Cosa fare? Può essere utile un intervento di Career Counseling? O è necessario mettere in atto qualcosa di diverso, che coinvolga tutta la famiglia?

Se riconosci tuo figlio o la tua famiglia in uno dei punti sopra citati, può essere utile una psicoterapia familiare (se vuoi saperne di più, clicca qui). Rispondo a richieste di questo tipo convocando tutta la famiglia, anche i fratelli del figlio che si trova in fase di blocco, in modo che tutti possano aiutarlo a modificare il proprio modo di percepire se’ stesso e il suo ruolo familiare.

E’ essenziale dare significato al blocco e al panico, se presente. La psicoterapia è l’intervento finalizzato ad attribuire i giusti significati alla sofferenza delle persone.

Una volta sciolto il nodo emotivo, si può integrare la terapia familiare con il percorso individuale di career counseling (ne trovi una descrizione  qui), che restituisca autonomia al ragazzo e gli consenta di formulare il progetto scolastico e/o professionale.

 

Il punto di vista che ti ho appena fornito sul fenomeno NEET è di natura clinica. Tu che ne pensi?

Ci ritroviamo presto, con nuovi appuntamenti sulla motivazione, la terapia familiare e il career counseling!

 

 

 

 

 

 

 

 

Scelte, decisioni ed emozioni

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Hai mai provato il desiderio di tornare indietro dopo aver preso una decisione? Può accadere dopo aver acquistato un oggetto, accettato un’offerta di lavoro, scelto la scuola; talvolta anche dopo aver compiuto la dibattutissima ‘scelta del partner‘.

Oggi la reversibilità delle scelte – soprattutto quando implicano un’assunzione di responsabilità – pare essere un bisogno diffuso. La precarietà e l’imprevedibilità dei contesti attuali espone tutti noi alla tentazione di procedere per prove ed errori, salvo poi ritrovarsi nel vicolo cieco di situazioni da cui è molto difficile uscire o dalle quali l’uscita è impossibile (una su tutte: diventare genitore).

Ci sono due modi di scegliere rischiando di sbagliare: farlo in modo completamente razionale e ‘freddo’, evitando di tenere conto degli stati d’animo o al contrario farlo in modo totalmente emotivo, senza considerare i dati di realtà (i famosi pro e contro).

 

Esempio del primo caso: iscrivo mio figlio alla scuola/ liceo X perchè si acquisisce una preparazione ampia e del resto mio figlio è bravo in matematica (trascurando il fatto che il ragazzo ama soprattutto fare sport all’aperto e che il liceo richiede tante ore da dedicare allo studio chiusi in casa). Decisione presa solo in base agli aspetti cognitivi.

Esempio del secondo caso: alla scuola X vanno tutti gli amici di mio figlio e a lui dispiace lasciarli (ma non si sa nulla sulle capacità, gli interessi e gli obiettivi del ragazzo). Decisione presa esclusivamente in base alla tristezza provata all’idea di lasciare gli amici.

Le emozioni hanno nella realtà quotidiana un ruolo di primo piano: ci informano sulle priorità.

Sono le emozioni a guidarci attraverso la miriade di informazioni che giungono alla nostra mente.

Questo ci permette di frenare in tempo se un pedone attraversa all’improvviso o di allontanarci (a gambe levate!) se un serpente ci viene incontro.

In entrambi i casi, la paura ha permesso di evitare guai! La paura spesso si manifesta anche in assenza di pericolo concreto: in questo caso si parla di ansia, l’emozione associata al solo fatto di immaginare una situazione minacciosa. L’ansia gioca un ruolo centrale nella vita scolastica e nelle Aziende, ma se ne tiene poco conto, con conseguenze in termini di costi sociali e monetari (ad es. disturbi comportamentali, fallimenti aziendali).

Gli altri stati emotivi (rabbia, tristezza, felicità, sorpresa e disgusto) hanno il medesimo ruolo di ‘sentinelle’ decisionali; consentono (o impediscono) di compiere determinate azioni.

Ma come utilizzarle al meglio, coniugandole alla realtà concreta?

In un mio precedente articolo (lo trovi qui) ho specificato come sia essenziale prendere informazioni sul contesto (ad. es. opportunità disponibili, caratteristiche delle diverse alternative) e su di se’ (capacità, interessi, valori, aspettative, attitudini ecc…) prima di effettuare una scelta. L’altro aspetto fondante riguarda la valutazione dello stato emotivo individuale: nel caso di un adulto, la sensazione prodotta dal circuito emotivo del fastidio-rabbia durante un colloquio di lavoro può essere ascoltata efficacemente prendendo tempo e valutando con calma quali aspetti del colloquio irritano e mettono a disagio. Cosa fare però quando la scelta riguarda un figlio o è il figlio che deve compierla? In questo caso è essenziale che il genitore ascolti il ragazzo anche e soprattutto in senso emotivo, cercando di accoglierne le emozioni espresse e di cogliere quelle non espresse: un ‘sì, mi va bene’ detto con sguardo spento e senza sorriso, o con un sorriso forzato, con alta probabilità è detto per compiacere il genitore ma è lontano anni luce dai bisogni autentici del ragazzo.

E tu, cosa hai provato leggendo questo articolo? Se ti va lascia un commento! A presto, con nuovi contenuti sul Career Counseling e la Psicoterapia Familiare e Relazionale.

Scegliere la scuola e trovare lavoro con il career counseling

Mai sentito parlare del career counseling? Si tratta di un intervento psicologico finalizzato alla costruzione del progetto professionale e di vita della persona. La scelta della scuola/università/corso di formazione da frequentare e del lavoro corrispondono nei fatti a percorsi di vita molto diversi fra loro, detti anche ‘costellazioni di scelte’. Vediamo alcune domande (e dubbi) frequenti che mi vengono poste:

  • qual è la scuola più adatta a me?
  • meglio andare all’estero o rimanere in Italia?
  • non so se cambiare facoltà universitaria o rimanere dove sono
  • non riesco a trovare lavoro! come faccio?
  • come posso promuovermi e farmi conoscere?
  • ho perso il lavoro! Come posso fare?

A questi e ad altri quesiti il career counseling può dare risposte efficaci. Di seguito, trovi le fasi che costituiscono questo intervento:

  1. ascolto attivo. La persona viene accolta e facilitata ad esprimere il suo quesito e/o il suo problema, inquadrandolo nel suo contesto familiare e di vita. Talvolta, negli interventi detti di ‘orientamento’ la famiglia viene lasciata sullo sfondo e per questo possono fallire; io, essendo una psicoterapeuta familiare e relazionale, inserisco il fattore famiglia fra quelli che influenzano scelte e decisioni della persona che ho davanti.
  1. informazioni. La base di una buona decisione è disporre delle informazioni necessarie. Il mio compito è fornirle oppure individuare quelle mancanti e invitare la persona a raccoglierle.
  2. conoscenza di sé. Molte persone arrivano da me senza essersi mai domandate cosa sanno fare, cosa piace loro fare, cosa non farebbero mai, cosa le motiva, cosa le blocca. Questo è il cuore del career counseling: capire chi si è e cosa permette la migliore espressione possibile di sé stessi aumenta – in molti casi in modo immediato – la spinta ad attivarsi e a cambiare le cose (in termini scientifici si chiama ‘dinamizzazione’).
  3. risorse. La maggor parte delle persone che mi chiedono aiuto non sa di quali risorse dispone ne’ dove reperire quelle mancanti. Per risorse intendo capacità nascoste (di solito, messe in campo ogni giorno ma non riconosciute), reti di relazioni inutlizzate, appoggi familiari rifiutati o ignorati.
  4. pianificazione. Il career counseling prevede la costruzione di un piano d’azione concreto; spesso si ristruttura il curriculum, talvolta si predispongono lettere di presentazione specifiche; si individua il target a cui presentarsi e si organizza, fisicamente, un’agenda (agenda – dal latino – significa proprio ‘ciò che c’è da fare’)
  5. autonomia. Io lavoro affinchè le persone diventino autonome nella ricerca, nella scelta e nell’autopromozione. Il career counseling è un intervento breve per definizione (minimo 5, massimo 10 incontri); potremmo chiamarlo ‘start up’, usando una terminologia molto in voga oggi. Una volta concluso il percorso, la persona si muove nel mondo con le proprie gambe; non ha più bisogno di me. Spesso i miei clienti mi scrivono per farmelo sapere e io ne sono felicissima!

Infine, c’è un quesito particolare che spesso mi viene posto da genitori preoccupati: mio figlio non studia e non lavora, cosa possiamo fare? In questo caso, il career counseling può rispondere solo dopo un’analisi accurata del clima relazionale familiare, poiché è la famiglia che pone la richiesta, raramente la persona interessata. Preferisco allora convocare tutto il nucleo familiare per reperire risorse immediate: se la famiglia accetta, il lavoro sarà un’integrazione fra la psicoterapia relazionale e l’intervento specifico di career counseling.

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Formazione alle Life Skill – corso base per adulti

Vuoi acquisire un modo nuovo di stare in relazione con gli altri in famiglia, con gli amici, a scuola, a lavoro? Desideri conoscere altre persone cogliendo l’opportunità di confrontarti con loro e di apprendere dal gruppo? Da sabato 12 gennaio 2019 ore 10.30-12.30 inizia il percorso Life Skill base per adulti. Le Life Skill – o competenze sociali – sono strumenti utili ad affrontare la vita quotidiana con consapevolezza e serenità, permettendo di costruire relazioni familiari e lavorative migliori e di ridurre lo stress. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda la diffusione e l’utilizzo nelle scuole e nelle comunità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Bollettino “Skills for Life”, n.1, 1992) a fini di prevenzione dei comportamenti a rischio. Affinché esse possano essere efficacemente sostenute nei ragazzi, è essenziale che gli adulti abbiano anch’essi un’accurata formazione alle Life Skill. Le Life Skill sono 10: Decision Making, Problem Solving, Creatività, Senso Critico, Comunicazione, Autoconsapevolezza, Relazioni Interpersonali, Empatia, Gestione delle Emozioni, Gestione dello Stress. Gli incontri saranno 10 di due ore ciascuno, un sabato mattina al mese, secondo il seguente calendario:

sabato 12 gennaio 2019

sabato 9 febbraio  2019

sabato 9 marzo 2019

sabato 6 aprile 2019

sabato 11 maggio 2019

sabato 8 giugno 2019

sabato 21 settembre 2019

sabato 12 ottobre 2019

sabato 9 novembre 2019

sabato 14 dicembre 2019

Gli incontri, di natura psicologica,  saranno condotti in modalità laboratoriale di gruppo.

Per accedere al percorso è necessario iscriversi a partire dal  3 settembre 2018,  entro e non oltre venerdì 14 dicembre, inviando una mail a info@alessandraspera.it. Visita la sezione news per dettagli organizzativi,  costi e le modalità di pagamento.

 

 

Laboratori Scelta Scuola Superiore

Martedì 2 ottobre 2018 il primo dei tre incontri dedicati ai ragazzi della scuola media per i quali è tempo di scegliere la scuola superiore. Gli incontri saranno tre nel mese di ottobre, il primo incontro è aperto anche ai genitori senza costi aggiuntivi (si paga solo la quota del ragazzo). Il programma prevede: 1)  una parte informativo/motivazionale durante la quale, oltre ad esaminare le basi psicologiche della motivazione, sarà effettuata una panoramica delle opportunità disponibili con esame delle somiglianze e delle differenze fra gli indirizzi anche rispetto agli sbocchi lavorativi (primo incontro). 2)  una parte dedicata approfonditamente alla motivazione del ragazzo (secondo e terzo incontro) su cui lavoreremo con la metodologia del laboratorio attivo di gruppo. E’ necessario iscriversi telefonandomi al 334 3165307 a partire dal 3 settembre 2018 ed entro venerdì 21 settembre 2018, il laboratorio sarà avviato per un minimo di 5 partecipanti e un massimo di 10. Visitate la sezione news per i costi. Vi aspetto!

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