Cervello e Carriera

Siete tutti invitati al mio evento su cervello e carriera che si terrà il 15 marzo 2019 a Empoli presso lo Studio di Terapia Relazionale e Career Counseling dalle ore 13 alle ore 15, organizzato grazie alla Settimana del Cervello 2019,

Parleremo della formazione delle traiettorie di vita e di come si comporta la mente davanti alla scelta della scuola e del lavoro. Il nostro cervello attiva meccanismi specifici legati alla motivazione e alle emozioni quando ci troviamo davanti ad una scelta. Questo incontro è completamente gratuito, poiché inserito nell’insieme delle iniziative della Brainweek , alla quale aderisco per il terzo anno consecutivo.

12 posti disponibili, prenotazione obbligatoria a info@alessandraspera.it oppure al 334 3165307. Vi aspetto!

Web Marketing per Professionisti e Imprenditori

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Perché un incontro gratuito sul Web Marketing per professionisti e imprenditori?

Perché organizzato da una psicologa psicoterapeuta?

Sarò breve (abbiamo tutti da fare).

  • perchè la psicologia è la base del marketing: bisogni, motivazione, scelte, decisioni, immagine professionale e aziendale sono concetti psicologici che è necessario conoscere per incrementare il proprio volume di lavoro costruendo una relazione di fiducia con la clientela
  • Perchè prima di essere una psicologa e una terapeuta sono stata una venditrice a contatto con tanti target diversi in aziende diverse: da sempre il mio lavoro è mettere in comunicazione le persone.
  • perché provvedo personalmente al mio web marketingcon le dovute precauzioni, essendo una professionista sanitaria – e funziona. Ogni tanto mi piace dare una mano a chi, come me, costruisce da solo il suo lavoro ogni giorno.

Se vendi case, mobili, automobili, servizi, se hai un negozio, un’attività commerciale, oppure sei un consulente, uno specialista sanitario, il titolare di una PMI e vuoi sapere come fare per raggiungere la tua clientela in modo professionale, diretto ed etico (senza disturbare e rispondendo a bisogni concreti e non inventati) vieni al workshop

WEB MARKETING PER PROFESSIONISTI E IMPRENDITORI

LUNEDì 19 NOVEMBRE 2018

dalle 13.30

alle 15.30

presso VIALE SAN MARTINO 8 EMPOLI (FI) davanti Stazione FS. Sarà offerto il caffè, vista l’ora! 

E’ obbligatorio iscriversi alla mail info@alessandraspera.it lasciando nome, cognome, numero di cellulare, professione, autorizzazione al trattamento dei dati personali (solo dati di contatto per la raccolta iscrizioni) ai sensi del Regolamento UE 2016/679 (nuova normativa privacy) ENTRO E NON OLTRE IL 12 NOVEMBRE 2018. INCONTRO A NUMERO CHIUSO, MIN 6 MAX 15 PERSONE.

Attenzione: se ti iscrivi e non ti presenti al workshop senza avvisare almeno tre giorni prima non potrai partecipare a nessun’altra mia iniziativa gratuita.

PROGRAMMA

  • definire la tua immagine professionale
  • definire il tuo obiettivo di marketing
  • far sì che i clienti desiderino raggiungere proprio te e la tua Azienda
  • usare il web e i social in modo strategico, con consigli d’uso base 

Niente scuola, niente lavoro: come aiutare i figli a ritrovare la motivazione

Tuo figlio non frequenta nessuna scuola e non cerca lavoro.

Hai mai sentito parlare del fenomeno dei NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training)?

Il NEET è il giovane che non studia e non lavora, vive  con i genitori e non sembra avere un progetto di vita, situazione che in Italia riguarda più del 25 % dei giovani (trovi un po’ di dati qui )

Mancanza di speranza, cattive notizie inerenti il lavoro, precarietà sembrano scoraggiare così tanto i giovani da indurli a smettere di studiare senza impegnarsi in nessun altro percorso.

Certo il contesto in cui un fenomeno si verifica è importante; il tema del lavoro è poi intriso di pregiudizi e di un alone di disfattismo, alimentato dagli oggettivi cambiamenti socioeconomici che hanno profondamente trasformato il rapporto fra domanda e offerta di lavoro.

E se non fosse tutto qui? davvero il fenomeno NEET è riconducibile alla sola crisi economica?

o forse, in alcuni casi,  la crisi potrebbe essere un mezzo attraverso cui il figlio comunica qualcosa di diverso, che non si può esprimere a parole?

In Italia è notoriamente lunga la permanenza dei figli nella casa dei genitori; il distacco dal nido è quasi ritenuto un rifiuto, una sorta di ‘tradimento’ nei confronti delle aspettative di vicinanza del padre e della madre. Se questo fenomeno è culturalmente piuttosto radicato nel nostro Paese, facilmente può inasprirsi e condurre al blocco decisionale ed esistenziale, una sorta di ‘sciopero‘ e di ‘no’ permanente in alcuni casi, una strategia per rimanere ‘piccoli‘ ad oltranza in altri.

Spesso, nella mia pratica clinica quotidiana, mi viene chiesto di sbloccare situazioni in cui un figlio che vive ancora in famiglia sembra non mostrare motivazione verso alcuno scopo. Talvolta è il figlio stesso a chiamare; più spesso è un genitore, frequentemente il padre, che mi chiede una consulenza per aiutare il giovane ad uscire dalla fase di stallo.

Una situazione di inattività nei figli preoccupa molto i genitori; può produrre  conflitti e gelosie (spesso verso il fratello già ‘affermato’ sul lavoro o nello studio). In famiglia le distanze aumentano e l’ansia si traduce in rabbia, mancanza di sonno, somatizzazioni in uno o più membri della famiglia. Le decisioni vengono prese in modo impulsivo o casuale; il ragazzo – e la famiglia – agisce ignorando attitudini, vissuti emotivi, interessi, capacità, valori personali che lo caratterizzano; non tiene conto cioè della sua reale motivazione. 

 

Ma perché un figlio può giungere a comportarsi così? La motivazione è in realtà sempre presente; in caso di stallo esistenziale essa è però orientata in modo disfunzionale, in direzione di obiettivi emotivamente importanti per il ragazzo ma che lo conducono allautosabotaggio.

 

Vediamo alcuni esempi di scenari possibili in caso di obiettivi emotivi disfunzionali: :

  • caratteristiche personali e modo di essere  del giovane molto diversi da quelli desiderati dai genitori: il figlio tende ad obiettivi che pensa siano disapprovati dalla famiglia, così vi rinuncia.
  • scarsa autonomia decisionale del giovane in famiglia: fare il NEET diventa un modo per esercitare potere.
  • scarsa autostima: il giovane si sente inadeguato rispetto al mondo esterno e si protegge evitando di affrontarlo.
  • il figlio percepisce estremamente solo uno o entrambi i genitori: per rimanere accanto a loro, rinuncia al suo percorso di vita.
  • presenza di problemi gravi in famiglia tanto da far ritenere al figlio che preoccupare i genitori con il suo blocco esistenziale possa fungere da ‘distrattore’

Non di rado, il giovane che si sente forzato a uscire dall’impasse può presentare attacchi di panico apparentemente inspiegabili. Talvolta è presente nella storia familiare un membro della famiglia che ne ha sofferto o ne soffre, di solito in relazione a prestazioni da sostenere e/o obiettivi da raggiungere.

Cosa fare? Può essere utile un intervento di Career Counseling? O è necessario mettere in atto qualcosa di diverso, che coinvolga tutta la famiglia?

Se riconosci tuo figlio o la tua famiglia in uno dei punti sopra citati, può essere utile una psicoterapia familiare (se vuoi saperne di più, clicca qui). Rispondo a richieste di questo tipo convocando tutta la famiglia, anche i fratelli del figlio che si trova in fase di blocco, in modo che tutti possano aiutarlo a modificare il proprio modo di percepire se’ stesso e il suo ruolo familiare.

E’ essenziale dare significato al blocco e al panico, se presente. La psicoterapia è l’intervento finalizzato ad attribuire i giusti significati alla sofferenza delle persone.

Una volta sciolto il nodo emotivo, si può integrare la terapia familiare con il percorso individuale di career counseling (ne trovi una descrizione  qui), che restituisca autonomia al ragazzo e gli consenta di formulare il progetto scolastico e/o professionale.

 

Il punto di vista che ti ho appena fornito sul fenomeno NEET è di natura clinica. Tu che ne pensi?

Ci ritroviamo presto, con nuovi appuntamenti sulla motivazione, la terapia familiare e il career counseling!

 

 

 

 

 

 

 

 

Scelte, decisioni ed emozioni

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Hai mai provato il desiderio di tornare indietro dopo aver preso una decisione? Può accadere dopo aver acquistato un oggetto, accettato un’offerta di lavoro, scelto la scuola; talvolta anche dopo aver compiuto la dibattutissima ‘scelta del partner‘.

Oggi la reversibilità delle scelte – soprattutto quando implicano un’assunzione di responsabilità – pare essere un bisogno diffuso. La precarietà e l’imprevedibilità dei contesti attuali espone tutti noi alla tentazione di procedere per prove ed errori, salvo poi ritrovarsi nel vicolo cieco di situazioni da cui è molto difficile uscire o dalle quali l’uscita è impossibile (una su tutte: diventare genitore).

Ci sono due modi di scegliere rischiando di sbagliare: farlo in modo completamente razionale e ‘freddo’, evitando di tenere conto degli stati d’animo o al contrario farlo in modo totalmente emotivo, senza considerare i dati di realtà (i famosi pro e contro).

 

Esempio del primo caso: iscrivo mio figlio alla scuola/ liceo X perchè si acquisisce una preparazione ampia e del resto mio figlio è bravo in matematica (trascurando il fatto che il ragazzo ama soprattutto fare sport all’aperto e che il liceo richiede tante ore da dedicare allo studio chiusi in casa). Decisione presa solo in base agli aspetti cognitivi.

Esempio del secondo caso: alla scuola X vanno tutti gli amici di mio figlio e a lui dispiace lasciarli (ma non si sa nulla sulle capacità, gli interessi e gli obiettivi del ragazzo). Decisione presa esclusivamente in base alla tristezza provata all’idea di lasciare gli amici.

Le emozioni hanno nella realtà quotidiana un ruolo di primo piano: ci informano sulle priorità.

Sono le emozioni a guidarci attraverso la miriade di informazioni che giungono alla nostra mente.

Questo ci permette di frenare in tempo se un pedone attraversa all’improvviso o di allontanarci (a gambe levate!) se un serpente ci viene incontro.

In entrambi i casi, la paura ha permesso di evitare guai! La paura spesso si manifesta anche in assenza di pericolo concreto: in questo caso si parla di ansia, l’emozione associata al solo fatto di immaginare una situazione minacciosa. L’ansia gioca un ruolo centrale nella vita scolastica e nelle Aziende, ma se ne tiene poco conto, con conseguenze in termini di costi sociali e monetari (ad es. disturbi comportamentali, fallimenti aziendali).

Gli altri stati emotivi (rabbia, tristezza, felicità, sorpresa e disgusto) hanno il medesimo ruolo di ‘sentinelle’ decisionali; consentono (o impediscono) di compiere determinate azioni.

Ma come utilizzarle al meglio, coniugandole alla realtà concreta?

In un mio precedente articolo (lo trovi qui) ho specificato come sia essenziale prendere informazioni sul contesto (ad. es. opportunità disponibili, caratteristiche delle diverse alternative) e su di se’ (capacità, interessi, valori, aspettative, attitudini ecc…) prima di effettuare una scelta. L’altro aspetto fondante riguarda la valutazione dello stato emotivo individuale: nel caso di un adulto, la sensazione prodotta dal circuito emotivo del fastidio-rabbia durante un colloquio di lavoro può essere ascoltata efficacemente prendendo tempo e valutando con calma quali aspetti del colloquio irritano e mettono a disagio. Cosa fare però quando la scelta riguarda un figlio o è il figlio che deve compierla? In questo caso è essenziale che il genitore ascolti il ragazzo anche e soprattutto in senso emotivo, cercando di accoglierne le emozioni espresse e di cogliere quelle non espresse: un ‘sì, mi va bene’ detto con sguardo spento e senza sorriso, o con un sorriso forzato, con alta probabilità è detto per compiacere il genitore ma è lontano anni luce dai bisogni autentici del ragazzo.

E tu, cosa hai provato leggendo questo articolo? Se ti va lascia un commento! A presto, con nuovi contenuti sul Career Counseling e la Psicoterapia Familiare e Relazionale.

Scegliere la scuola e trovare lavoro con il career counseling

Mai sentito parlare del career counseling? Si tratta di un intervento psicologico finalizzato alla costruzione del progetto professionale e di vita della persona. La scelta della scuola/università/corso di formazione da frequentare e del lavoro corrispondono nei fatti a percorsi di vita molto diversi fra loro, detti anche ‘costellazioni di scelte’. Vediamo alcune domande (e dubbi) frequenti che mi vengono poste:

  • qual è la scuola più adatta a me?
  • meglio andare all’estero o rimanere in Italia?
  • non so se cambiare facoltà universitaria o rimanere dove sono
  • non riesco a trovare lavoro! come faccio?
  • come posso promuovermi e farmi conoscere?
  • ho perso il lavoro! Come posso fare?

A questi e ad altri quesiti il career counseling può dare risposte efficaci. Di seguito, trovi le fasi che costituiscono questo intervento:

  1. ascolto attivo. La persona viene accolta e facilitata ad esprimere il suo quesito e/o il suo problema, inquadrandolo nel suo contesto familiare e di vita. Talvolta, negli interventi detti di ‘orientamento’ la famiglia viene lasciata sullo sfondo e per questo possono fallire; io, essendo una psicoterapeuta familiare e relazionale, inserisco il fattore famiglia fra quelli che influenzano scelte e decisioni della persona che ho davanti.
  1. informazioni. La base di una buona decisione è disporre delle informazioni necessarie. Il mio compito è fornirle oppure individuare quelle mancanti e invitare la persona a raccoglierle.
  2. conoscenza di sé. Molte persone arrivano da me senza essersi mai domandate cosa sanno fare, cosa piace loro fare, cosa non farebbero mai, cosa le motiva, cosa le blocca. Questo è il cuore del career counseling: capire chi si è e cosa permette la migliore espressione possibile di sé stessi aumenta – in molti casi in modo immediato – la spinta ad attivarsi e a cambiare le cose (in termini scientifici si chiama ‘dinamizzazione’).
  3. risorse. La maggor parte delle persone che mi chiedono aiuto non sa di quali risorse dispone ne’ dove reperire quelle mancanti. Per risorse intendo capacità nascoste (di solito, messe in campo ogni giorno ma non riconosciute), reti di relazioni inutlizzate, appoggi familiari rifiutati o ignorati.
  4. pianificazione. Il career counseling prevede la costruzione di un piano d’azione concreto; spesso si ristruttura il curriculum, talvolta si predispongono lettere di presentazione specifiche; si individua il target a cui presentarsi e si organizza, fisicamente, un’agenda (agenda – dal latino – significa proprio ‘ciò che c’è da fare’)
  5. autonomia. Io lavoro affinchè le persone diventino autonome nella ricerca, nella scelta e nell’autopromozione. Il career counseling è un intervento breve per definizione (minimo 5, massimo 10 incontri); potremmo chiamarlo ‘start up’, usando una terminologia molto in voga oggi. Una volta concluso il percorso, la persona si muove nel mondo con le proprie gambe; non ha più bisogno di me. Spesso i miei clienti mi scrivono per farmelo sapere e io ne sono felicissima!

Infine, c’è un quesito particolare che spesso mi viene posto da genitori preoccupati: mio figlio non studia e non lavora, cosa possiamo fare? In questo caso, il career counseling può rispondere solo dopo un’analisi accurata del clima relazionale familiare, poiché è la famiglia che pone la richiesta, raramente la persona interessata. Preferisco allora convocare tutto il nucleo familiare per reperire risorse immediate: se la famiglia accetta, il lavoro sarà un’integrazione fra la psicoterapia relazionale e l’intervento specifico di career counseling.

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Formazione alle Life Skill – corso base per adulti

Vuoi acquisire un modo nuovo di stare in relazione con gli altri in famiglia, con gli amici, a scuola, a lavoro? Desideri conoscere altre persone cogliendo l’opportunità di confrontarti con loro e di apprendere dal gruppo? Da sabato 12 gennaio 2019 ore 10.30-12.30 inizia il percorso Life Skill base per adulti. Le Life Skill – o competenze sociali – sono strumenti utili ad affrontare la vita quotidiana con consapevolezza e serenità, permettendo di costruire relazioni familiari e lavorative migliori e di ridurre lo stress. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda la diffusione e l’utilizzo nelle scuole e nelle comunità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Bollettino “Skills for Life”, n.1, 1992) a fini di prevenzione dei comportamenti a rischio. Affinché esse possano essere efficacemente sostenute nei ragazzi, è essenziale che gli adulti abbiano anch’essi un’accurata formazione alle Life Skill. Le Life Skill sono 10: Decision Making, Problem Solving, Creatività, Senso Critico, Comunicazione, Autoconsapevolezza, Relazioni Interpersonali, Empatia, Gestione delle Emozioni, Gestione dello Stress. Gli incontri saranno 10 di due ore ciascuno, un sabato mattina al mese, secondo il seguente calendario:

sabato 12 gennaio 2019

sabato 9 febbraio  2019

sabato 9 marzo 2019

sabato 6 aprile 2019

sabato 11 maggio 2019

sabato 8 giugno 2019

sabato 21 settembre 2019

sabato 12 ottobre 2019

sabato 9 novembre 2019

sabato 14 dicembre 2019

Gli incontri, di natura psicologica,  saranno condotti in modalità laboratoriale di gruppo.

Per accedere al percorso è necessario iscriversi a partire dal  3 settembre 2018,  entro e non oltre venerdì 14 dicembre, inviando una mail a info@alessandraspera.it. Visita la sezione news per dettagli organizzativi,  costi e le modalità di pagamento.

 

 

La scelta della scuola superiore

ATTENZIONE! NUOVA DATA DI INIZIO A OTTOBRE 2018! 

Mercoledì 18 luglio 2018 il primo dei tre incontri dedicati ai ragazzi della scuola media per i quali è tempo di scegliere la scuola superiore. Gli incontri saranno tre, uno a luglio e due a settembre, il primo incontro è aperto anche ai genitori senza costi aggiuntivi (si paga solo la quota del ragazzo). Il programma prevede una parte informativa con panoramica delle opportunità disponibili ed esame delle somiglianze e delle differenze fra gli indirizzi anche rispetto agli sbocchi lavorativi (primo incontro) e una parte dedicata alla motivazione del ragazzo (secondo e terzo incontro). E’ necessario iscriversi telefonandomi al 334 3165307 entro mercoledì 11 luglio 2018, il laboratorio sarà avviato per un minimo di 5 partecipanti e un massimo di 10. Visita la sezione news per i costi. Vi aspetto!

START UP PSICOLOGO

Giovedì 19 luglio 2018 ore 10.00-13.00 in viale San Martino 8 Empoli (FI) davanti Stazione FS Incontro gratuito per i neo-professionisti che desiderano informazioni per l’avvio dell’attività. Saranno fornite indicazioni sugli ambiti e le opportunità professionali, sugli adempimenti amministrativi di base, sulla scelta della formazione post lauream e sulle strategie di autopromozione. Per informazioni e iscrizioni telefonare al numero 334 3165307; minimo 6 iscritti-max 10.  iscrizioni entro giovedì 12 luglio 2018. Vi aspetto!

Cerchi lavoro o vuoi vendere? comunica sicurezza

 

Di seguito, brevissime dritte per motivare le persone a scegliere te o la tua azienda.

  1. scegli unatua caratteristica o un tuo prodotto che ti piace tantissimo. Non puoi essere scelto se tu non ti sceglieresti e non puoi vendere ciò che non compreresti mai.
  2. scegli un target, un pubblico adatto. A chi possono servire le tue capacità? a chi il tuo prodotto? pensa a qualcuno a cui manca ciò che tu hai/offri.
  3. cosa vuoi fare/cosa vendi? sii chiaro. Le persone non leggono nel pensiero.
  4. mettiti nei panni degli altri. Il tuo modo di fare/il tuo prodotto sono gradevoli? occhio alla retorica: “non pensa che le servirebbe…” Se non lo pensa, puoi dire addio alla collaborazione che stai cercando. Occhio alle frasi seduttivo/edulcorate (complimenti, eccesso di condiscendenza): vengono percepite come manipolatorie e scartate subito.
  5. sii breve: ciò che devi far sapere risponde ai quesiti chi, cosa, come, dove e quando. Il perché lascia che te lo chieda il tuo interlocutore. Lascia perdere i dettagli personali: sono importanti per te, non è detto lo siano per un potenziale datore di lavoro o cliente.
  6. sii presente, ma non onnipresente: assicura la tua presenza a (giuste) distanze regolari.
  7. sii generoso: offri qualcosa di piccolo ma utile gratuitamente. Per ricevere, bisogna dare.
  8. Suscita emozioni positive: abbi cura di te. Prima di presentarti, assicurati di essere nelle condizioni migliori per farlo. Un volto di pietra o un tono di voce concitato possono trasmettere aggressività o ansia. Le persone per potersi affidare hanno bisogno di sentirsi al sicuro.
  9. ascolta. Una persona che lascia parlare, non interrompe, mantiene il contatto visivo è percepita come sicura e accogliente. Ciò che serve per potersi, di nuovo, fidare. Buon lavoro!

Cos’è la mente sistemica

Avete mai provato a smettere improvvisamente di fare qualcosa che tutti davano per scontato fosse compito vostro? cosa accade intorno a voi? gli altri approvano, protestano o vi sostituiscono? Come si modificano le vostre relazioni? Appartenete ad un sistema (familiare, di lavoro, scolastico, sportivo, di comunità) rigido o flessibile?

Avere una mente sistemica significa essere consapevoli in ogni momento dell’influenza che il nostro comportamento ha sulle persone che fanno parte della nostra vita e viceversa degli effetti del comportamento degli altri su di noi. Tutti noi apparteniamo a più sistemi: famiglia, scuola, lavoro, sport; da essi siamo influenzati e su di essi esercitiamo la nostra influenza.

un sistema non è semplicemente un gruppo di persone: è un insieme di relazioni. All’interno di queste relazioni si disegnano le traiettorie di vita delle persone.

La nascita di un bambino trasforma la coppia in famiglia, modifica le relazioni fra i due partner; coloro che prima erano genitori salgono di una generazione e diventano nonni; le abitudini della coppia si modificano e capita che uno dei due partner si distanzi dall’altro e stringa un legame più assiduo con un genitore, o al contrario la coppia può concentrarsi sul figlio e aumentare la distanza con nonni precedentemente in posizione centrale. Un cambiamento di ruolo nell’ambiente di lavoro può incentivare la motivazione di un collaboratore prima poco attivo; talvolta il passaggio da collaboratore a leader di un gruppo può essere al contrario un fattore di forte stress che fa precipitare la produttività. A scuola, un sistema di adulti che esercita un controllo attivo depotenzia il bullismo che invece dilaga se il sistema dei ragazzi è lasciato solo a difendersi. In una squadra sportiva obiettivi e ruoli chiaramente assegnati e condivisi possono condurre al successo, ma è sufficiente che essi non siano adeguati anche ad un solo giocatore per mettere in difficoltà l’intero team. Così, la felicità e la sofferenza mentale non sono prodotti esclusivamente individuali ma sono a pieno titolo relazionali: la medesima persona in sistemi diversi può provare emozioni e mettere in atto comportamenti molto diversi fra loro. Per questi motivi se si vuole aiutare un individuo – soprattutto bambino o adolescente – ad uscire da uno stato di sofferenza è necessario agire sulle relazioni primarie in cui è immerso e aiutare innanzitutto il gruppo a cui appartiene. Su questi principi si fonda la psicoterapia sistemica familiare e relazionale.

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